LO SPETTRO DELLA TOBIN TAX CHE BLOCCA GLI SCAMBI

Tax
(Photo credit: 401(K) 2013)

Molti lo avevano previsto e puntualmente è avvenuto: l’arrivo della Tobin Tax ha bruciato gli scambi a Piazza Affari. A nulla sono servite le revisioni dell’ultim’ora che avevano lo scopo di rendere meno invasiva la tassa sugli scambi finanziari, nata sull’onda di protesta circa gli scandali bancari ell’ultimo periodo che hanno popolato le cronache internazionali.

A fronte di un’economia reale in perenne calo, il contrappunto di un mercato finanziario in perenne rally non è stato digerito nè dall’opinione pubblica e, di conseguenza, dai legislatori, i quali, alla continua riceca di fonti per approvvigionare la creatura fiscale, hanno pensato bene di inglobare nel calderone dell’imponibile, anche le transazioni a Piazza Affari.

Detto, fatto. Solo che la prima bozza di progetto era troppo deleteria persino per chi l’aveva fatta e quindi si è pensato a una serie di miglioramenti e limature anche per venire incontro alla maggior parte degli operatori.

La cronaca di un mese esatto fa ne annunciava, con toni tutt’altro che entusiasti, l’entrata in vigore. La stessa cronaca, 30 giorni più tardi, ne sottolinea la disfatta.

Si tratta di una tassa applicata sugli scambi azionari che riguardano le capitalizzate oltre il mezzo miliardo di euro e che vengono effettuati entro la giornata lavorativa.

L’ammontare è di 0,12% sui mercati regolamentati e dello 0,22% sui secondari, esclusi, fino a luglio, i derivati e per sempre bond e titoli di stato già tassati alla fonte.

Davanti a questo scoglio netto gli scambi hanno ricevuto un rallentamento che supera il 30% su tutte le piattaforme, stando alle stime di Morgan Stanley, mentre si è intensificato il traffico su quelle regolamentate (tassate in modo più leggero) portando così a un potenziale fallimento di tutta l’istituzione che si basava su proiezioni invariate circa il traffico di scambi anche sugli over the country che avrebbero dovuto fornire il 70% del gettito previsto.

Non solo, ma le proiezioni indicano una serie di ulteriori cali soprattutto nel periodo successivo ai primi 15 giorni di entrata in vigore della tassa, cosa che potrebbe portare il crollo a una cifra pari al 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il tutto senza considerare l’andamento di luglio ovvero quando all’interno della tassazione arriveranno anche i derivati, le opzioni, i future e i covered warrant le cui imposte dovranno essere lagate sia dall’acquirente che dal compratore (attualmente è solo il primo a dover sborsare la tassa).

Ma non è solo la Tobin Tax a dover preoccupare, infatti le tasse che gravano sul risparmio degli italiani (a prescindere dalle rassicurazioni sull’effetto Cipro), sono altre due. La prima, praticamente applicata su ogni tipo di prodotto standard, è il prelievo del 20% sulle rendite finanziarie (dalle azioni alle polizze vita, fino ai conti correnti). Fortunati (si fa per dire) chi ha titoli di stato o buoni fruttiferi, tassati “solo” al 12,5%La seconda è l’imposta di bollo, cioè una patrimoniale dello 0,15% sul capitale investito e che riguarda praticamente ogni tipo di investimento(azioni, obbligazioni, buoni fruttiferi, conti di deposito e conti correnti ordinari delle banche. Guarda caso in parallelo con l’obbligo di sottoscrivere un conto corrente per tutti i movimenti sopra i 1000 euro. Ufficialmente per questioni di tracciabilità del denaro e come misura contro il riciclaggio di denaro sporco.

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